Il ruolo degli anticorpi monoclonali nella cura di diverse neoplasie ematologiche

Gli anticorpi monoclonali rappresentano oggi una delle classi di farmaci più innovative e rivoluzionarie nel trattamento di numerose malattie ematologiche, tra cui la leucemia linfatica cronica (LLC) e diversi tipi di linfoma.1 

La storia degli anticorpi monoclonali prende le mosse da una scoperta premiata con il Nobel nei primi anni ’80, quando si capì che era possibile creare in laboratorio anticorpi “clonati”, cioè capaci di legarsi in maniera selettiva a un singolo bersaglio molecolare – l’antigene – espresso da una determinata cellula.2 

Nell’ambito oncoematologico, gli anticorpi monoclonali occupano una posizione centrale. In particolare, nella LLC questa posizione di rilievo non è mai isolata: in questo contesto, infatti, gli anticorpi monoclonali vengono utilizzati sistematicamente in combinazione con altre terapie. A lungo, la chemioimmunoterapia, ossia la combinazione di farmaci chemioterapici con immunoterapie come gli anticorpi monoclonali, ha costituito lo standard terapeutico.3 Oggi il paradigma si è spostato: agli anticorpi vengono associati anche nuovi farmaci a bersaglio molecolare. Non si tratta quindi di scegliere tra anticorpi monoclonali o altri farmaci mirati: il reale avanzamento nella LLC consiste proprio nell’uso integrato e ragionato di queste armi, adattando la terapia al profilo genetico e clinico di ogni paziente secondo i principi della medicina di precisione.4 

Lo stesso scenario è valido anche per i linfomi, come il linfoma mantellare (MCL), dove la combinazione di anticorpi monoclonali, chemioterapia e farmaci target (es. inibitori di BTK) rappresenta oggi una nuova strategia.5 

Come agiscono gli anticorpi monoclonali nelle malattie ematologiche 

Nel caso delle malattie ematologiche, ciascuna popolazione cellulare tumorale si distingue per la presenza in superficie di una combinazione particolare di antigeni specifici: vanno immaginati come dei “badge”, noti come Cluster of Differentiation (CD), che fungono da cartellini identificativi che le cellule espongono all’esterno, ognuna con il proprio “nome e cognome”.6 I linfociti B, ad esempio, espongono la proteina CD20. Gli anticorpi monoclonali sono progettati proprio per leggere questi “badge” specifici, agendo con precisione sul bersaglio scelto e lasciando in gran parte incolumi le altre cellule. Questa è la principale differenza rispetto alla chemioterapia, che invece uccide tutte le cellule in rapida divisione, anche quelle sane, in modo molto meno preciso.7 

Una volta riconosciuto l’antigene esposto dalla cellula tumorale, gli anticorpi monoclonali agiscono in diversi modi, tutti finalizzati a neutralizzare la cellula malata: bloccano i segnali di sopravvivenza trasmessi tramite il bersaglio riconosciuto (per esempio il CD20), scatenano una risposta immunitaria più aggressiva contro la cellula bersaglio e, in alcuni casi, sono utilizzati come navette per veicolare chemioterapici direttamente sulle cellule tumorali.8-9 

L’alleanza medico-paziente a sostegno della terapia farmacologica: una prospettiva sempre più paziente-centrica  

Resta essenziale sottolineare che ogni percorso terapeutico deve essere costruito su misura, valutando con attenzione le specificità cliniche, genetiche e personali di ogni individuo.10 

Vista la complessità delle scelte terapeutiche e la rapidità con cui evolvono le conoscenze in questo ambito, è fondamentale rivolgersi sempre al proprio medico di fiducia per approfondire il tema e valutare insieme le opzioni più idonee. Un confronto costante e aperto con il team curante rappresenta il presupposto indispensabile per una vera alleanza terapeutica e per affrontare in modo consapevole e condiviso ogni fase del percorso di cura.10 

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BIBLIOGRAFIA 

1 Casan, J M L et al. “Anti-CD20 monoclonal antibodies: reviewing a revolution.” Human vaccines & immunotherapeutics vol. 14,12 (2018): 2820-2841. doi:10.1080/21645515.2018.1508624 

2 The Nobel prize: https://www.nobelprize.org/prizes/medicine/1984/press-release/  

3 Smolej L, Vodárek P, Écsiová D, Šimkovič M. Chemoimmunotherapy in the First-Line Treatment of Chronic Lymphocytic Leukaemia: Dead Yet, or Alive and Kicking?. Cancers (Basel). 2021;13(13):3134. Published 2021 Jun 23. doi:10.3390/cancers13133134 

4 Visentin, Andrea et al. “Innovative Combinations, Cellular Therapies and Bispecific Antibodies for Chronic Lymphocytic Leukemia: A Narrative Review.” Cancers vol. 16,7 1290. 26 Mar. 2024, doi:10.3390/cancers16071290 

5 FIL: https://filinf.it/innovazioni-terapeutiche-linfomi/  

6 CLUSTER OF DIFFERENTIATION (CD) ANTIGENS. Immunology Guidebook. 2004;47-124. doi:10.1016/B978-012198382-6/50027-3 

7 American Cancer Society: https://www.cancer.org/cancer/managing-cancer/treatment-types/targeted-therapy.html  

8 AIRC: https://www.airc.it/cancro/affronta-la-malattia/guida-alle-terapie/anticorpi-monoclonali  

9 ISS Salute: https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/anticorpi-monoclonali-mab  

10 Corriere della Sera: https://www.corriere.it/salute/24_marzo_09/alleanza-terapeutica-che-cos-e-e-perche-e-diventato-il-modello-ideale-di-relazione-empatica-tra-medico-e-paziente-add28a42-e1ac-4555-81ee-0324945a6xlk.shtml